Shadespire Gameboards

Buongiorno a tutti e benvenuti in questo piccolo tutorial! Siccome sapevo mi sarebbero arrivate richieste di spiegazioni su come fare questo o quel dettaglio del tavolo, mi sono premunito! Ho fatto foto di ogni step del processo e scritto questa breve guida, sperando possa essere utile a tutti! In fondo al tutorial trovate l'elenco dei materiali che ho usato, per altre informazioni lasciate pure un commento o mandatemi una mail, sono sempre a disposizione per ulteriori chiarimenti! 





STEP 1 - PREPARAZIONE  

L’idea alla base del progetto è quella di rappresentare tridimensionalmente il tabellone di Shadespire in modo da renderlo molto più accattivante e più da “vero gioco di miniature”.  Il punto di partenza  è l’idea di sostituire le caselle esagonali con dei punti che ne rappresentino solamente il centro. Il motivo di questa scelta è esclusivamente estetico: se avessi scelto di rappresentare una pavimentazione tutta fatta di esagoni  della medesima dimensione delle caselle il risultato sarebbe stato estremamente monotono e poco in stile (molto più adatto ad un gioco come Infinity nel quale gli esagoni sono un pattern fortemente utilizzato) oltre che molto “rigido” e poco adattabile. Se invece avessi scelto di rappresentare comunque una pavimentazione più classica (come quella scelta) incidendo comunque gli esagoni sul pavimento, il risultato sarebbe stato molto più confuso e incredibilmente più complesso da realizzare, ho trovato quindi come migliore soluzione di costruire in modo libero il pavimento segnando  solamente il centro di ogni esagoni con un punto che a seconda dei gusti può essere rappresentato in svariati modi (potrebbe essere una mattonella di pavimento in diagonale rispetto alle altre, un teschio o semplicemente un disco di metallo come nel mio caso).





STEP 2 - GRIGLIA FINITA

Prima di tutto mi sono procurato dei fogli plexiglass da 0,5 cm che ho fatto tagliare a misura (42cmx27cm). Il plexiglass ha degli ottimi vantaggi strutturali per certi tipi di lavoro, soprattutto se non dovete inciderlo o tagliarlo (cosa non impossibile ma sicuramente complessa e che può comportare dei rischi) . È robusto e abbastanza  leggero, dettagli che lo rendono un ottimo materiale per realizzare fondi e basi anche utilizzando spessori minori.

La prima fase del lavoro è stata calcolare esattamente il centro di ogni casella, creare una griglia e segnare i punti con un pennarello indelebile (è bene ricordarsi di replicare questo processo su ogni superficie che verrà successivamente applicata sul fondo, in questo modo da una visione complessiva si avranno sempre tutti i punti e le aree ben in vista).

Dopo aver controllato il lavoro appoggiandolo direttamente su un pannello originale di Shadespire, ho marcato le caselle inaccessibili dove andremo a posizionare le nostre rovine e ho marcato con un quadrato tutti i punti che andranno a rappresentare le aree di schieramento.


Per fare le cose nel modo giusto è importante fare attenzione e riportare esattamente tutte le caratteristiche nei punti giusti, in questo modo si otterrà una replica perfettamente identica alla plancia di cartone.






STEP 3 - PIASTRELLE

Il materiale utilizzato per realizzare pressochè tutto è il polistirolo ad alta densità (quello solitamente giallo, blu o rosa) o il selitron (pressochè identico al polistirolo ma venduto in fogli più sottili, qui in Italia può avere altri nomi ma è comunque reperibile in colorificio).

Tutte le piastrelle sono fatte con fogli di selitron da 3 mm e sono divise in due categorie, i pattern quadrangolari e le forme più complesse. Si possono incidere direttamente sul selitron o tagliare, l’effetto è molto simile ma a volte l’uno è più vantaggioso dell’altro, dipende da cosa si vuole ottenere! Se si ha un progetto ben preciso in mente si può semplicemente incidere la superficie premurandosi prima di realizzare un disegno, in questo modo sarà un po’ più facile e veloce ma le piastrelle tenderanno a venire piuttosto arrotondate sugli spigoli, rendendo più l’idea di una pietra di un castello piuttosto che di un pavimento in marmo o in materiali più lavorati. Tagliando singolarmente ogni piastrella invece si ha una maggiore libertà e possibilità di correggere errori o trovare soluzioni a problemi riscontrati strada facendo (un piano ben riuscito è costellato di errori, se non state sbagliando almeno qualcosa, probabilmente avete sbagliato tutto). 

Il punto più importante quando si ritagliano le piastrelle è decidere a monte che tipo di pavimento si vuole ottenere. Il più facile in assoluto è un pavimento con piastrelle tutte uguali. In questo modo non potete sbagliare, dovete solo metterle sfalsate una riga con l’altre ed il gioco è fatto. Se invece volete rendere le cose un po’ più interessanti (come nel nostro caso) dovrete decidere un pattern che dovrà essere ripetuto su tutte le vostre piastrelle in modo da garantirvi sempre un incastro sicuro in qualunque modo voi le mettiate. Nel nostro caso ad esempio le mattonelle quadrangolari sono di 3 dimensioni, 1cm x 1cm, 1cm x 2cm e 2 cm x 2cm. Produrle in serie è facile, basta disegnare una griglia sul foglio di selitron, qualche minuto di lavoro no brain e pazienza ed otterrete presto una montagna di mattonelle.


Per quanto riguarda invece le piastrelle di forme più complesse, ho deciso di lavorare sull’idea dell’esagono e qualunque regola geometrica alla quale potevo fare riferimento. Per quanto concerne l’anello esterno ho semplicemente disegnato un esagono con al suo centro un altro esagono più piccolo (le misure sono state scelte in funzione della comodità, cercando di lasciare più spazio libero possibile per i modelli e meno posizioni in bilico). Dopo aver fatto ciò da ogni angolo ho fatto convergere una linea verso il centro dell’esagono, ho diviso l’anello esterno in 3 fasce ipotetiche (la fascia più esterna, quella centrale e quella più interna) e ho ritagliato una volta solo lungo la fascia più interna, una volta solo lungo la  fascia più esterna e così via, in questo modo le piastrelle sono regolari ma alternate tra più lunghe e più corte rendendo un po’ più vario il pavimento. L’esagono nel centro invece è stato semplicemente suddiviso in più triangoli possibili, tirando una retta tra un centro e l’altro dei lati dell’esagono e successivamente unendo gli angoli dell’esagono l’uno all’altro.






STEP 4 - RIALZI

Per realizzare le tre zone rialzate ho utilizzato fogli di PVC espanso (Forex) da 0,5 mm ritagliati in modo da lasciare il gradino esattamente tra un centro e l’altro.  Come si può vedere dalla prima immagine, ho tirato una riga tra tutti gli angoli più esterni e gli angoli più interni, una volta stabilito il centro ho potuto tirare una retta esattamente “in mezzo” tra due esagoni, in modo da occupare il minor spazio possibile sia nell’uno che nell’altro.

Il rialzo esagonale segue questa forma sia per semplicità che per sfruttare al meglio gli spazi disponibili, il rialzo quadrangolare invece ho deciso di farlo solo ed esclusivamente per non rimanere totalmente vincolato dalla forma esagonale.

Il PVC espanso (Forex) è sempre un materiale plastico che spesso viene impiegato nella cartellonistica e nelle insegne, è facile da tagliare, è duro ma non troppo e soprattutto è molto leggero e resistente, magari non tanto quanto il plexiglass, ma ottimo per fare elementi che stanno al di sopra della base vera e propria per non appesantire il tutto e soprattutto per un rapporto robustezza \ lavorabilità ottimo.


Ricordate sempre di segnare nuovamente i punti centrali degli esagoni, le zone di schieramento e gli esagoni occlusi anche su i rialzi in modo da non perdere mai le posizioni corrette.









STEP 5 - PAVIMENTO

Una volta ritagliate le piastrelle e preparati i rialzi, ho steso uno strato di millechiodi su tutta la superfice (anche quella sopra la quale non volevo incollare piastrelle). Il millechiodi è genericamente un’ottima colla perché permette di incollare pressochè qualunque materiale al polistirolo, problema solitamente non da poco: il polistirolo si attacca molto bene con il vinavil, che però non lavora bene su materiali lisci e plastici come il plexiglass, il plasticard ecc. Di contro, colle più aggressive come i cianocrilati o le colle per plastica a base acetonica, lavorano bene su plexiglass e plasticard ma sciolgono completamente il polisirolo e i suoi derivati. Il millechiodi è una colla a base d’acqua che incolla pressochè tutto e non reagisce con nulla, rendendola ottima per questo lavoro! Oltre questo, coprire tutta la superficie di plexiglass ci aiuterà a formare un primo strato di texture che ci aiuterà ad incollare e a dipingere la superficie successivamente.


Dopo aver steso il millechiodi su tutte le superfici interessate, con un po’ di pazienza e buona volontà ho incollato una ad una tutte le piastrelle sul pavimento (se invece si incide solamente la superfice del selitron si può incollare direttamente tutto il foglio), fatto questo ho abbondantemente diluito il millechiodi e l’ho spennellato e puntinato su tutte le superfici di polistirolo per coprirle con uno strato protettivo che ha reso il tutto più “croccante” e robusto. Come ultima fase, ho passato uno strato leggero di pomice vallejo su tutto per una texture più decisa e “pietrosa”. 







STEP 6 - BORCHIE 

Avrei preferito incollare tutte le borchie alla fine del lavoro, ma per comodità mi sono trovato costretto a incollare tutte le borchie sul plexiglass prima di dargli il fondo nero; sulle piastrelle in polistirolo ho potuto segnare il punto dove sarebbero andare posizionate semplicemente incidendole con la matita, ma sul plexiglass avrei dovuto imbastire un lavoro tale che certamente non ne sarebbe valsa la pena. Tutte le borchie che non ho incollato sono state dipinte direttamente d’argento spray per alleggerirmi il lavoro più avanti e non doverle ripassare con precisione una ad una. Questa fase può variare a seconda di come si è scelto di rappresentare i centri degli esagoni, nel momento in cui ho realizzato il tavolo non avevo la disponibilità del set di teschi GW, ma se avessi potuto avrei preferito usare quelli  che erano ancora meno intrusivi e più caratteristici, ho dovuto invece ripiegare sui copri viti per mobili da 4,5mm, la soluzione più facile ed economica per avere un grande numero di piccoli dischi di plastica già fatti (si possono escogitare altri espedienti anche usando rondelle o prodotti di ferramenta, dipende solo dall’idea e dai gusti).






STEP 7 - COLONNATO

Una prima idea era stata quella di rappresentare semplici cumuli di macerie ma dopo averle realizzate ed aver dato il fondo nero, il risultato non mi soddisfaceva ed ho demolito tutto ripartendo da zero (è per questo che le colonne non sono ancora primerizzate nelle immagini).  Sempre per restare in tema esagono, ho ricalcato l’esatta dimensione degli esagoni del tabellone per rappresentare i basamenti che avrebbero ospitato le colonne, e le colonne stesse sono esattamente un cm più strette.  Una volta disegnati più esagoni su un foglio di polistirolo da 2 cm, li ho ritagliati ed incollati uno sopra l’altro, ho carteggiato il tutto per livellare gli scalini ed ho tagliato delle strisce da 1 cm di selitron da 3mm che  ho incollato su ogni lato per rendere le colonne più decorate.


Una volta ottenuta un’unica grossa colonna, l’ho divisa in diversi pezzi e l’ho rovinata a modo per rendere l’idea della rottura e dell’invecchiamento, l’ho posizionata nei punti inaccessibili ed ho incollato tutto con vinavil, sabbia e sassi.











STEP 8 - PRIMO FONDO

Una volta che ogni superfice è stata completamente texturizzata ho steso una prima mano di spray nero a base acqua su tutto, è importante ricordare che gli spray a base solvente  (cioè i normali primer come quello GW, Army Painter o Vallejo) sciolgono in modo piuttosto violento ed energico il polistirolo ed i suoi derivati, è anche per questo che ho preferito abbondare con il millechiodi diluito ad acqua e con la pomice, diciamo che potremmo definirla una garanzia extra che i successivi strati non corrodano e facciano danni!


Una volta applicato abbondantemente il nero sono potuto passare ad un primo strato leggero di Stormvermin Fur Spray (migliore in questo caso rispetto al Mechanicus Standard Grey perché è un grigio un po’ più ricco di colore essendo leggermente marrone/verdastro) seguito successivamente da uno leggerissimo di Corax White dato da una certa distanza (almeno 30 cm, quindi una decina \ quindicina di cm in più rispetto alla norma) per schiarire genericamente il tutto.






STEP 9 - TERRA

Una volta che a grandi linee tutto è stato ingrigito, ho provveduto a coprire con abbondanza tutta la superfice della terra con dello Strong Tone Dipping Army Painter e sulle mattonelle con del Dark Tone Dipping Army Painter scurendo molto il tutto.


I prodotti per Dipping Army Painter aiutano a legare il tutto essendo sostanzialmente mordente per legno, il che li rende una sostanza viscosa che penetra e viene assorbita dal polistirolo rendendo il tutto leggermente più “gommoso”. Come il mordente hanno il difetto di avere un forte e fastidioso odore e soprattutto richiedono solventi per pulire pennelli ed eventualmente tutto ciò che viene sporcato. Un’ottima alternativa possono essere i mordenti per legno a base acqua, meno tossici ed aggressivi. 






STEP 10 - QUASI FINITO

Adesso che tutto ha il tono desiderato anche se molto scurito, ho ripetuto i passaggi precedenti a spray ma in modo molto più leggero (ho ripassato da lontano con lo Stormvermin Fur spray e con il Corax White spray) in questo modo la terra rimane marrone ma ingrigita, e le mattonelle hanno più profondità.

Gli ultimi passaggi consistono in un’alternanza di pennello asciutto leggero con del bianco su tutte le mattonelle e lavaggi molto diluiti (almeno il 50% di acqua, ma anche il 70%) su tutta la terra.
Alternare pennello asciutto e lavaggi garantisce una maggiore uniformità ed aiuta questi effetti a compenetrare l’uno nell’altro senza esagerarli troppo. Su tutte le borchie è stata data una lavatura e rapidamente il colore è stato rimosso con un colpo di spugna perpendicolare alla superfice per rendere l’effetto del metallo “bozzato”. In ultimo sono state marcate delle ombre qua e là con del lavaggio marrone puro in modo da enfatizzare ulteriormente alcuni recessi e dettagli.


A lavoro finito una mano di protettivo spray ed il campo è pronto per essere utilizzato!






FINITO!!!






Le borchie sui bordi del tavolo sono state naturalmente tagliate a metà per combaciare al meglio mentre sugli angoli sono state divise in quarti, ciò permette di replicare tutte le possibili posizioni del tavolo esattamente come il tabellone originale ma con più effetto!

Il modo meno intrusivo che ho trovato per marcare le zone di schieramento è stato quello di dipingere le borchie di oro scuro per alternarle al metallo, così sono vistose ma non troppo!

Le uniche avvertenze sono quelle di cercare di tenere tutto il più piatto possibile o quantomeno di cercare di porre i gradini tra un esagono e l’altro diminuendo così al minimo la possibilità che i modelli rimangano in bilico o peggio si ribaltino!


Adesso devo solo decidere come fare al meglio gli obiettivi in modo che siano “calpestabili”  ma rimovibili e la pioggia di schegge, poi è tutto pronto!!!










LISTA DEI MATERIALI

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